Monumenti Cagliaritani


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NECROPOLI DI TUVIXEDDU

 

La necropoli di Tuvixeddu è la più grande necropoli fenicio-punica ancora esistente nel bacino del Mediterraneo con oltre mille tombe scavate. Il nome deriva dal sardo "tuvu" che sta per cavità, dovuto alla presenza di numerose tombe scavate nella roccia calcarea.

I colli di Tuvixeddu e Tuvumannu sono situati nell'area compresa tra viale Trento, viale Sant'Avendrace, via San Michele, via Is Mirrionis e viale Merello. Dal viale Merello si dirama la via Is Maglias che passa attraverso i due colli. A Tuvumannu pochi resti di capanne consentono di ubicare un insediamento preistorico e solo una tomba a pozzo sembra testimoniarne la frequentazione in età punica.

Tra il VI ed il III secolo a.C. i Cartaginesi scelsero il colle di Tuvixeddu quale luogo sacro dove poter conservare i corpi dei defunti: tali sepolture erano raggiungibili attraverso un pozzo scavato interamente nella roccia calcarea e profondo dai due metri e mezzo sino a undici metri. All'interno del pozzo una piccola apertura introduceva alla cella sepolcrale vera e propria dove veniva deposto il defunto con i corredi rituali.

Di particolare bellezza le tombe dette dell'Ureo e del Guerriero, che presentano decorazioni abbastanza ben conservate e complesse. La tomba del Guerriero (detta anche "Tomba di Sid") presenta nella parte alta fregi con cerchi rossi e azzurri sostenuti da pilastri con capitelli a volute. In una delle pareti laterali compare la figura di un combattente barbuto a petto nudo e con elmo crestato colto nell'atto di scagliare una lancia contro un nemico o un animale non raffigurati. L'altra tomba finemente decorata è quella dell'Ureo che prende il nome dal serpente sacro agli Egizi rappresentato sulla parete di fronte all'ingresso della cella.

In età repubblicana e imperiale sulle pendici del colle, lungo viale Sant'Avendrace, la necropoli conosce continuità d'uso da parte dei Romani. Troviamo sepolture a camera, ad incinerazione e a fossa. Ci sono anche tombe monumentali appartenenti a personaggi illustri come la Grotta della Vipera.

Dopo la distruzione della città di Santa Igia intorno alla seconda metà del Duecento da parte dei Pisani e dei loro alleati sardi, molti dei suoi abitanti fuggirono verso la città di Villa di Chiesa altri superstiti si stanziarono nell'attuale viale Sant'Avendrace, alle pendici del colle: così buona parte delle case si addossarono a Tuvixeddu, utilizzando ognuna di queste un accesso alle grotte.
A partire dalla metà dell'Ottocento sono fondamentali gli studi del canonico Giovanni Spano sia nelle tombe puniche che in quelle romane. In questi anni nasceva anche un grande interesse per la civiltà punica, sconosciuta fino al momento in cui vennero alla luce le vestigia archeologiche della città di Tharros.
Il primo a riconoscere la straordinaria importanza del sito fu Francesco Elena, il quale nel 1886 affermava che per monumentalità, estensione e continuità d'uso la necropoli cagliaritana non aveva confronti.
Nel 1876 l'istituzione della Commissione Speciale alle Antichità e Belle Arti limita le attività di scavo private. In quegli anni la grotta della Vipera veniva recintata e chiusa.
Nel 1910 l'avvocato Giuseppe Luigi Mulas notificava alla famiglia Mulas, proprietaria del colle, il vincolo di importante interesse, ma i limiti dell'area vincolata vennero definiti solo nel 1924. Nel frattempo in parte della necropoli continuava l'attività per l'estrazione della calce e la Cementeria. Risale a inizio Novecento la villa Mulas (oggi in stato di abbandono). Costruita sulla sommità del colle dai proprietari della cava, possiede un parco con varie specie di alberi tra cui pini e cipressi.
Negli anni Trenta e Quaranta si costruisce e si scava sul colle: gli stessi impresari mettevano a disposizione gli operai per gli scavi che riportarono alla luce una quarantina di tombe, alcune delle quali inviolate.
Durante la guerra le grotticelle vennero utilizzate come rifugi per gli sfollati. Gli scavi furono ripresi dal dopoguerra con interventi programmati dallo Stato, oltre a ricognizioni episodiche.

 

 


 

 

 


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